MAAI È FORZA DI VOLONTÀ

Proponiamo la traduzione di un articolo apparso su kenshi247.net il 28 maggio 2018. Qui l’originale —> link

Nel Kendo la capacità di leggere e sfruttare la distanza è di primaria importanza.

In giapponese sono utilizzati i termini “Maai” (間合, distanza fisica) e “Ma” (, intervallo). Alcune persone fanno un uso intercambiabile o coincidente di questi due termini: nonostante siano in realtà parole diverse, sicuramente si sovrappongono (in una sorta di relatività dello spazio per così dire). In ogni caso, è importante prendere coscienza dello spazio fisico fra noi e il nostro compagno e del tempo necessario per attraversarlo (con il proprio corpo o la propria Shinai).

Spesso i maestri spiegano il “Maai” (non “Ma”) suddividendolo in intervalli semplificati: distanza lunga (Toi – maai), distanza di “un passo/un taglio” (Issoku – itto – no – maai) e distanza corta (Chikai – maai)*.

Coloro che hanno più esperienza nel Kendo probabilmente conoscono i termini “Shokujin” (触刃, il momento in cui le Shinai si cominciano a toccare) e “Kojin” (交刃, il momento in cui le Shinai si incrociano). Kojin è più ravvicinato di Shokujin.

Avvicinandosi ulteriormente si potrà raggiungere “Uchi – ma” (打ち間), la distanza per colpire*.

[*nota: è importante ricordare che “Toi–maai” e “Chikai – maai” vengono spesso abbreviati in “To – ma” e “Chika – ma”, lo stesso accade con “Uchi – maai” che diventa “Uchi – ma”]

Se ciò che state leggendo vi appare leggermente differente da ciò che vi è stato insegnato, questo è dovuto al fatto che i maestri usano i termini in modi o accezioni leggermente differenti, secondo le loro conoscenze teoriche e la loro esperienza.

La mia interpretazione fa riferimento alla definizione del maestro Ogawa Chutaro (Hanshi 9° Dan, istruttore di Kendo al Keishicho e al Kokushikan).

Il lettore avrà sicuramente fatto esperienza di come questi termini (molto utili se state conversando amabilmente a proposito di tecniche di Kendo) applicati al Keiko, potrebbero risultare problematici: se due persone hanno la stessa costituzione, esperienza e abilità e condividono la stessa concezione di stile di Kendo, sarà più facile affermare “questo è Toi – maai, questo è Issoku – itto – no – maai, etc.”, ma nella realtà quella che per uno è una distanza ideale per colpire, potrebbe essere troppo lontana per l’altro. Naturalmente questo è dovuto al fatto che abbiamo costituzioni, esperienze e stili di Kendo diversi. In altre parole, la “distanza” (Maai) è un concetto personale.

In quest’articolo non tenterò una spiegazione di intervallo (di tempo) “Ma”…

I nuovi libri sul Kendo che si possono trovare nelle librerie giapponesi, spesso lasciano a desiderare perché semplicemente riciclano o riconfezionano le conoscenze tecniche.

A volte, tuttavia, viene pubblicato un testo che ritengo interessante, come l’edizione in due volumi “Un messaggio dai maestri che ci hanno preceduto”, scritto dal maestro Yano Hiroshi (insegnante di Kendo in pensione della Kokushikan University). All’interno del testo, Yano sensei racconta un interessante aneddoto che mi ha poi portato a scrivere quest’articolo.

Quella che segue è una traduzione abbreviata:

Nel 1959, appena entrato all’università della Kokushikan, andai a fare visita a Saimura Goro sensei con una lettera di introduzione del mio maestro.

Saimura sensei era Hanshi 10° Dan e professore emerito del club di Kendo (insegnava lì dal 1917), quindi ero veramente nervoso.

Appena arrivato mi presentai. Lui sedeva in Seiza, bevendo del tè, vestito con abiti tradizionali giapponesi e se ne stava lì silenzioso. Finì un’altra tazza di tè e ne cominciò una terza. Sua moglie, sentendo l’imbarazzo della situazione, suggerì “Perché non gli parli di qualcosa?”

“Se non ha nessuna domanda, non c’è niente di cui parlare… ”

La settimana successiva – questa volta armato di una domanda – tornai da lui per provare nuovamente:

“Può insegnarmi qualcosa a proposito del Maai?” chiese Yano.

“Maai è forza di volontà” rispose Saimura sensei.

Ho tradotto la parola usata da Saimura sensei con “forza di volontà” ma avrei potuto tranquillamente usare “vitalità” o, anche se non letteralmente, con il più calzante “fiducia/sicurezza di sé”.

Yano sensei prosegue il racconto arrivando alla conclusione che l’unica via per coltivare questa “forza di volontà” è attraverso il Keiko (l’esempio diretto è usando un Kiai forte).

Coltivando la tua forza di volontà troverai un modo di sovrastare l’avversario psicologicamente, sarai in grado di controllare l’andamento dell’incontro e praticare alla tua distanza. Quindi “Maai” non è solo questione di spazio tra te e il tuo avversario.

Yano sensei arriva alla conclusione menzionando un concetto classico del Kendo a proposito della distanza. A questo proposito ecco una citazione dal “Noma Hisashi Kendo Tokuhon”:

Usando la mente dovremmo creare una situazione in cui, anche se la distanza fisica tra i due contendenti è la stessa, l’avversario si troverà in una condizione di svantaggio mentre noi andremo in vantaggio. Molti dei misteri del Maai sono racchiusi nel vecchio detto “Lontano per il nemico, vicino per me”.

L’insegnamento cui fanno riferimento sia Yano sensei sia Noma sensei è chiamato “Enkin – no – Koto” (遠近之事) ed è tratto dall’Itto – ryu. Ovviamente non é fisicamente possibile essere più vicino rispetto all’avversario durante uno scontro (la distanza fra i due è la stessa), ma piuttosto sarà la distanza percepita che può essere influenzata dallo stato psicologico.

In altre parole, sebbene si possa definire Maai piuttosto semplicemente, il fatto decisivo in un confronto è la percezione della distanza fisica (e dell’intervallo di spazio).

Perciò se si è in grado di alterare psicologicamente la percezione che l’avversario ha della distanza fra noi, allora avremo un notevole vantaggio.

Attraverso la manipolazione della condizione mentale dell’avversario e il controllo della distanza, arriviamo quindi ad un conosciuto mantra del Kendo:

  “Non colpire per vincere, vinci prima di colpire”

「打って勝つな、勝って打つ」

Questo concetto è, secondo Yano sensei, ciò cui alludeva Saimura sensei con le parole “Maai è forza di volontà”.

Voi cosa ne pensate?